Settimo: rubare. Nuovi aspetti agogici nelle toccate di Frescobaldi

Nella Rivista di Analisi e Teoria Musicale n. XXV, 2019/1, LIM edizioni, cod ISBN 9788855430432

Le Toccate di Frescobaldi sono state oggetto di studio e di interpretazione per generazioni di musicologi e di musicisti a livello mondiale, per la chiara fama dell’autore e la grande diffusione che hanno avuto fin dalla loro genesi. Il dibattito sulla corretta interpretazione di queste opere è tuttora vivo ed è testimoniato dall’immensa e variegata discografia esistente, nonché dal crescente numero di convegni internazionali incentrati su alcuni aspetti particolari. Il tipo di notazione usato da Frescobaldi è uno di quegli elementi che fanno ancora discutere, per l’originalità e, al tempo stesso, per l’enigmaticità che lo contraddistinguono. L’agogica è un fattore interpretativo che gioca un ruolo fondamentale nella resa strumentale del pensiero di un compositore come Frescobaldi, il quale non disponeva ancora di mezzi grafici atti a esplicitarla. Ebbene, con l’aiuto delle fonti storiche e di quell’ars retorica di cui si faceva largo uso nel Barocco, questo articolo intende proporre un’ulteriore chiave di lettura per addentrarsi in quel mondo personalissimo del maestro ferrarese e carpirne l’essenza più vera. Una serie di esemplificazioni in notazione moderna, accostate sempre all’originale, tenterà di supportare l’interprete nella decodificazione di un sistema grafico ad oggi, per molti versi, ancora incompreso.

 

 

 

Frescobaldi’s toccatas have been studied and interpreted by generations of musicologists and musicians worldwide, due to their composer’s great popularity and the extensive circulation they have enjoyed from the very beginning. However, their correct performance is still a matter of vivid debate, confirmed by the great variability of extant discography and the ever-growing number of international conferences focussing on certain aspects. The notation used by Frescobaldi is one of the elements that are still a source of discussion due to its originality and, at the same time, the mystery that characterizes it. Agogics, or tempo management, plays a basic role in the instrumental rendering of the ideas of a musician like Frescobaldi, who – at that time – did not have the graphic means to explain them. To sum up, with the support of the sources and the ars retorica so widely used in the baroque era, this article intends to propose an additional key to penetrate Frescobaldi’s very personal world and extract its truest essence. A series of exemplifications in modern notation, next to the original, will try to assist the performer decodify a graphic system that, even today, might create some misunderstandings.

 

La musica a Tarquinia dal 1600 a oggi

Tarquinia è sempre stata percorsa dalla musica, sin dalle sue origini etrusche. Nel corso degli ultimi quattro secoli, artisti di chiara fama hanno dato lustro a questo crocevia tirrenico, che si arricchisce ora di un altro patrimonio: quello musicale. Angelo Berardi, Giovambattista Bianchini, Carlo Sodi o Tullio Cima, sono solo alcuni dei Maestri di Cappella che hanno servito la Cattedrale di questa città dove è stato inventato, tra l'altro, il moderno sgabello per il pianoforte. A raccontarci questa appassionante storia sono anche i tanti, preziosi organi a canne disseminati nelle chiese del centro storico, testimoni viventi di un passato che ha ancora molto da dire.

La prefazione è a cura di Guido Barbieri, docente di Storia della musica, critico musicale, drammaturgo e voce assidua di Rai Radio 3.

 

 

La Banda Setaccioli, due secoli di musica, tradizioni e cultura a Tarquinia

Storia di una banda musicale tra le più antiche d'Italia, giunta fino ai giorni nostri tra mille difficoltà, grazie alla caparbietà dei cittadini e alla passione dei tanti suonatori che ne hanno fatto parte, nonché dei vari maestri che si sono avvicendati alla sua direzione. Maestri che il Comune, d'accordo con la Diocesi, ha sempre estratto dal mazzo, per garantire la migliore qualità possibile. In pochi sanno che anche il giovanissimo Vincenzo Cardarelli ne fece parte, il quale si arricchì di un'esperienza che rimase scolpita per sempre nella sua memoria di poeta. Fu soltanto nel 1931 che la formazione mutuò il nome dal musicista locale Giacomo Setaccioli, professore di Composizione a Santa Cecilia e, poi, direttore del Conservatorio di Firenze. Antichi documenti d'archivio e rare riproduzioni fotografiche aiuteranno il lettore a calarsi in un'atmosfera d'altri tempi, di una città che, in fin dei conti, non è cambiata molto da quegli anni lontani. Più di un tarquiniese scoprirà di avere avuto un parente tra quei volti e quei nomi salvati dall'oblio attraverso questa pubblicazione, fortemente voluta dalla stessa Banda in vista dei festeggiamenti del bicentenario e dall'Università Agraria. Oggi come allora, la Banda Setaccioli rappresenta un punto di riferimento a Tarquinia, per chi ama la musica dal vivo e per chi si voglia avvicinare a uno strumento a fiato.

 

 

Girolamo Zenti and G.B. da Cortona: an unsospected relationship

Articolo sull'ingiustamente poco conosciuto costruttore di clavicembali Girolamo Zenti (Viterbo, 1610 ca. - Parigi, 1666 ca.) pubblicato sul Galpin Society Journal n. LX (2007), p. 63-69.

 

Disponibile su JStore (in inglese) e su academia.edu

 

Nell'articolo viene accertata la sua effettiva nascita a Viterbo e viene rivelata la parentela con l'altro famoso cembalaro Giovan Battista Boni da Cortona, che sposò la zia di Girolamo. Fu grazie a lui, se Zenti apprese il mestiere di cembalaro e ottenne di lavorare per i Barberini a Roma, per poi farsi apprezzare anche presso le corti più importanti d'Europa: Stoccolma (regina Cristina di Svezia), Parigi (re Luigi XIV) e Londra (re Carlo II).

Il mistero dell'organo della Collegiata di Canino

Ricostruzione fotografica dell'organo scomparso negli anni '60
Ricostruzione fotografica dell'organo scomparso negli anni '60

A Canino (provincia di Viterbo) era presente un organo di Camillo Del Chiaro del 1857, misteriosamente sparito negli anni '60 del secolo scorso. Questo articolo cerca di fare luca su questa drammatica sparizione.

Il mistero dell'organo della collegiata di Canino
Articolo pubblicato su "La Loggetta" n. 125 (inverno 2020-21) e su Canino2008 (dic 2020)
Purchiaroni, da Loggetta n. 125 (inverno
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Il clavicembalo resuscitato

Il castello Orsini di Vasanello (provincia di Viterbo) custodisce un clavicembalo opera di un costruttore anonimo dei primi del 1600, che è stato preso a modello per una fedele ricostruzione da parte del cembalaro Andrea Di Maio.

Il clavicembalo resuscitato
La scoperta di un antico strumento raccontata dai protagonisti del ritrovamento.
Il clavicembalo resuscitato 2009 art.pdf
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